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il mandorlo fiorito

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Una nuova sezione
dell’associazione

il vostro benessere

Il Mandorlo Fiorito è una nuova sezione all’interno dell’Associazione Vda Grand Paradis, rivolta al benessere della popolazione.

Nasce su iniziativa di un gruppo di “Sopravvissuti” al suicidio di un proprio familiare o amico con l’intento di creare uno spazio per affrontare il tema della prevenzione del suicidio mettendo a disposizione la propria sensibilità e il proprio vissuto personale.

Lo scopo è quello di diventare un punto di riferimento sul territorio, per sostenere, supportare e informare chi si trova ad affrontare questa problematica, cercando di superare le difficoltà e il pregiudizio.

Si è infatti compreso che parlare di prevenzione e condividere le testimonianze, ha un ‘influenza positiva sul comportamento suicidario, perchè dare speranza è fondamentale per affrontare la sofferenza.

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Si tratta in definitiva di fare rete e di creare un abbraccio collettivo che aiuti a coltivare quel sentimento indispensabile alla vita che è la Speranza.

Tempo e Speranza sono le chiavi: il tempo necessario al Mandorlo fiorito per trasformare i propri fiori in frutti.

La referente del progetto è Paola Longo Cantisano, raggiungibile al numero 348 860-8526​

ULTERIORI INFORMAZIONI SONO DISPONIBILI SCRIVENDOCI A MANDORLOFIORITOVDA@GMAIL.COM

Il nome

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L’ispirazione viene dal dipinto di Vincent Van Gogh ” Ramo di mandorlo in fiore”, che l’artista morto suicida nel 1890 dipinse in un momento di serenità ritrovata e di fiducia nel futuro, dedicandolo alla nascita del suo nipotino Vincent Williem, figlio del fratello Theo.

Il quadro ebbe per questo artista geniale, sensibile e tormentato, un significato speciale di speranza e di rinnovamento: il mandorlo infatti sboccia per primo, alla fine dell’inverno, e si comporta come una sentinella della natura preannunciando la primavera; il suo fiorire anticipatamente è un atto di fede nel tempo che verrà.

Il significato è chiaro, ossia vi è sempre un “mandorlo fiorito” anche nei momenti più bui della nostra vita: una mano tesa, un ascolto, un aiuto ad uscire da uno stato di sofferenza profonda, perché: non siamo soli e non siamo i soli.

Il perché

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Il suicidio secondo i dati OMS, è tra le prime cause di morte a livello mondiale; in Italia nel 2017, si sono tolte la vita 4000 persone, di queste 560 erano ragazzi tra i 15 e i 30 anni.

In questi ultimi due anni, con la pandemia, la situazione è decisamente peggiorata e sono emerse fragilità e sofferenze che hanno aumentato le richieste d’aiuto psicologico e psichiatrico, anche tra i giovanissimi.

Se si considera che i tentativi di suicidio accertati sono 20 volte tanto, ci si rende conto che si parla di numeri decisamente importanti.

Numeri che crescono ancora, moltiplicati, se si conta che per ogni caso di suicidio o tentato suicidio, vi sono almeno 6 persone, tra famigliari o congiunti strettamente coinvolti con tutte le conseguenze a livello psicologico e sociale che questo dramma comporta a lungo termine.

Anche nella nostra regione, che ha il tasso più alto di casi in Italia, vi è finalmente consapevolezza che è necessario intervenire su più fronti per organizzare un sistema efficace di prevenzione.

l’Assessorato alla Sanità, sta avviando un progetto importante in questo senso.

L'utilità

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Ognuno di noi “sopravvissuti” ha potuto costatare, con i propri tempi e il proprio percorso personale, che raccontare la propria sofferenza e condividerla con persone alla pari è curativo sia per chi parla e per chi ascolta.

Siamo stati consolati e ci è capitato di consolare. Siamo stati avvicinati da altri familiari che vivono la stessa esperienza in modo del tutto spontaneo, così a nostra volta, anche noi siamo stati capaci di riconoscere gli altri come fratelli e sorelle nel dolore.

In più ci è capitato, sempre in modo spontaneo, di raccogliere le confidenze di persone che hanno tentato il suicidio e si sono salvate, altre che hanno pensato al suicidio e hanno sentito la necessità di confidarsi con noi sicure di non essere giudicate.

Queste esperienze personali ci hanno incoraggiato a metterci a disposizione per il benessere della collettività.

Infatti vi sono due modi di affrontare questo tipo di trauma ed entrambi coesistono per la parte restante della nostra vita: la prima modalità è quella che ci porta ad interiorizzare il nostro dolore e lascia spazio al vuoto, alla disperazione e alla chiusura verso la vita (e questi sentimenti ci avvicinano molto al pensiero suicidario); la seconda modalità è quella di attraversare il dolore rendendolo fertile, trovando un motivo per vivere comunque, consapevolmente.

Questa predisposizione ad accogliere e capire che ci viene data dal nostro vissuto è “oro nelle ferite”, una ricchezza che deve essere condivisa perchè può davvero fare la differenza e arrivare a scalfire quel muro di diffidenza e di solitudine che circonda chi vive questo problema.

Lo scopo

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Lo scopo della nostra proposta è quello di arrivare il più possibile vicino alle persone e diventare un punto di riferimento, appunto delle SENTINELLE, della comunità proprio nello spirito che caratteriza i Volontari del Soccorso per abnegazione, dedizione e solidarietà.

L’idea è quella di usare l’esperienza e la sensibilità di chi vive dall’interno il problema, per essere più efficaci ed incisivi, con due obiettivi : rivolgersi ad altri “sopravvissuti” per supportarli ed aiutarli ad accettare la perdita ed elaborare il dolore; rivolgersi a coloro che si trovano ad affrontare per sè o per un familiare il problema del comportamento suicidario e hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento.

A) Il primo obiettivo nasce sull’esempio dei gruppi AMA presenti in altre regioni, ed è quello di coinvolgere e supportare altri familiari ad affrontare le tante problematiche che questo dramma comporta come il senso di colpa, il tabù di una morte considerata innaturale, lo stigma giudicante che a volte ancora permea la nostra società .

B) Il secondo obiettivo è più ambizioso, ed è quello di fare prevenzione per intercettare e disinnescare una situazione o un comportamento a rischio suicidario prima che diventi critico.

L’idea è quella di formare alcuni volontari con l’aiuto di corsi organizzati tramite l’Associazione o l’Assessorato alla sanità, per divenire riferimento per l’ascolto, l’incoraggiamento e il supporto sul territorio.

Il cambiamento

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Il suicidio è un problema che riguarda tutti, ad ogni età della vita e per ragioni complesse.

E’ necessario agire per cambiare la percezione del comportamento suicidario, non più o non solo come problema psichiatrico, ma come un problema di sofferenza mentale e psicologica che può essere superato.

Se riconosciuto e affrontato in tempo, con l’aiuto di professionisti preparati, può essere considerato come un periodo della vita difficile ma transitorio, e non come un destino inesorabile.

Infatti i pensieri suicidari possono riguardare chiunque in un dato momento della vita, quando ci si trova per mille e più svariati motivi in uno stato di dissociazione e di sofferenza profonda.

Le persone devono sentirsi incoraggiate a chiedere aiuto senza il timore dello stigma sociale.

Lo scopo dell’associazione è dunque proprio quello di fornire a chi ne ha bisogno un primo contatto, un primo ascolto senza giudizio, un supporto psicologico basato sulla condivisione esperienziale.

Il primo passo quindi è invitare le persone a confidarsi, per alleggerire la sensazione dolorosa di angoscia che li opprime.

E’ purtroppo errata la percezione di riuscire a controllare da soli i propri pensieri, credendo che nascondendoli agli altri, la situazione possa normalizzarsi. Purtroppo non è così, perchè sono pensieri totalizzanti, si insinuano in profondità e la mente non ha spazio per nient’altro.

Come ad un vaso troppo pieno basta una sola goccia per farlo traboccare, così chi sta pensando di farla finita non ha più spazio per ulteriori pensieri: ha necessità di svuotare la mente e alleggerire il cuore per guardare il proprio vissuto da un’ottica diversa e ricominciare a sperare.

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L'azione

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Concretamente si può agire in più modi.

Si può fare in presenza quindi dedicando una giornata da ripetere periodicamente per fare informazione e farsi conoscere; si potranno usare i mezzi virtuali con un numero di cell. dedicato con un gruppo whatsapp su cui parlare liberamente anche in forma anonima; usare i social per arrivare anche a chi ha timore di esporsi.

Si possono usare esperienze di altre associazioni simili o complementari e con loro fare rete, condividendo azioni, percorsi e proposte.

Si possono mettere a disposizione testi sull’argomento che siano di incoraggiamento, per creare un clima positivo e propositivo, perchè nessuno si senta solo.

E’ probabile che chi sta vivendo una situazione di disagio di questo tipo, prima ancora di trovare il coraggio di parlarne apertamente con un familiare, un amico o con un medico, cerchi su internet notizie, indicazioni, eventualmente soluzioni per affrontare qualcosa di troppo grande.

Allora noi possiamo essere anche lì e non saremo un’entità lontana ma saremo vicini, presenti, reali.

Ognuno nell’associazione può proporre soluzioni o azioni in base alla propria personale esperienza e sensibilità così da rendere prezioso ogni apporto.